Scrivi come mangi!

Inebriata, mi sottomisi. Liberai il suo vigore dal vincolo dei pantaloni eleganti neri. Allungai la mano e presi, dal tavolo, una banana. La sbucciai e la affiancai al suo diletto eretto.

Gli ansimi si spensero all’interno della mia bocca facendo vibrare il ripieno che dimostrò prontamente il suo gradimento

Uscì e trapelò la sua gioia sulla mia gonnellina, facendolo sbattere poi sul mio freddo sedere, sembravano frustate ardenti.

La sua lingua percorse delicatamente tutto il profilo della mia compiacenza, provocandomi istantanee evacuazioni; quando la inserì vidi il paradiso.

Si fecero spazio tra le trombe di Eustachio ed avvolsero la mia dignità. Una brusca reviviscenza risalì il mio corpo e sbloccò il mio stato semi-catatonico.

Ogni volta che mi trovo davanti frasi come queste ho delle crisi di schizofrenia: una parte di me ride a crepapelle; un’altra desidera sbattere la testa nel muro; una terza vorrebbe impadronirsi dell’autore e sbattere la sua, di testa, nel muro; l’ultima, quella professionale, cerca di dipanare la matassa e trovare qualcosa che abbia un senso compiuto per sostituire l’abominio.
Purtroppo tra coloro che decidono di scrivere erotico questa fraseologia pare andare per la maggiore.
Sembra che ci sia una certa inimicizia tra l’erotico e la lingua italiana, senza contare la ancora più completa inimicizia tra l’erotico e una terminologia che assomigli a quello che un uomo e una donna si dicono sotto le lenzuola.
Si spazia dai termini ginecologici ai “penetrami” o “ti penetro” che se uno li mugolasse al partner lo vedrebbe fuggire a gambe levate, alle fantasiose composizioni a base di vigore, diletto, ripieno, compiacenza e gioia che hanno dato l’avvio a questo post.
Mi sento dire: volevo usare un linguaggio soft; oppure: non volevo essere volgare; o ancora: pensavo di dare più pathos.
E il senso del ridicolo? E’ mai possibile che chi vuole scrivere letteratura erotica mandi in vacanza il proprio senso del ridicolo?
Io capisco che uno possa sentirsi in difficoltà scrivendo di cose così intime, tanto è vero che molti lo fanno sotto pseudonimo, ma da questo all’esprimersi come l’Azzeccagarbugli manzoniano il passo è molto lungo.
In fin dei conti l’erotico è un genere come tutti gli altri, non ha, o forse non ha ancora, una grammatica e una sintassi separati da quelli della normale lingua italiana.
O è la lingua italiana il problema?
Beh, se è così non nascondiamoci dietro al dito.
Ma non voglio essere cattiva, preferisco invece pensare che chi scrive erotico sia imbarazzato dal fatto di eccitarsi scrivendo scene eccitanti, e quindi cerchi di mantenere un certo distacco dalle scene stesse, usando un linguaggio neutro.
Vero che lo scrittore che parla di omicidi non è un assassino, ma io so per certo che durante la stesura di certe pagine sente il sapore del sangue; perché mai uno scrittore di erotico non dovrebbe sentire sotto la lingua il gusto di una patatina eccitata e di conseguenza un certo movimento nei pantaloni? O, per le scrittrici, il sapore di erba fresca di un sesso eccitato e di conseguenza un certo umidore alla patatina?
Urca, ho usato degli eufemismi, non ho battuto i temutissimi termini cazzo e figa!!!
Si, si possono usare gli eufemismi, ma devono essere attraenti, non ridicoli, la patatina non è la compiacenza, e che cazzo!
E poi, perché nessuno si fa scrupolo di gridare, magari sul sagrato della chiesa un “e che cazzo!” all’indirizzo del bimbetto che l’ha travolto uscendo di gran carriera, e se ne fa invece, e molto, nello scrivere la stessa parola a contorno di un amplesso?
Insomma che per l’erotico come per tutta l’altra letteratura vale il famoso detto “parla come mangi”, declinato in “scrivi come mangi, e in buon italiano per favore”, ricordando una regoletta facile facile: “la scrittura è un’arte in diminuendo”, coi suoi corollari “non usare mai una frase se puoi usare una sola parola” e “se ci sono dieci parole per dire una cosa, usa quella più comune”.
Ah, vi state chiedendo che cosa ne ho fatto delle buffe frasi all’inizio del post? Curiosi, comprate i libri e lo saprete!

Maria Grazia Beltrami – Editor

P.S. Quello che uno scrive, è bene che poi lo rilegga. Le poche righe di cui sopra sono state rilette una decina di volte, e hanno subito un paio di modifiche rispetto alla prima stesura.




5 thoughts on “Scrivi come mangi!

  1. Le frasi iniziali sono esilaranti, lette da qui. Ma del resto non sono io che devo tradurre le succitate frasi in un italiano comprensibile, e farlo discutendo con gli autori di cotante metafore.
    Quindi posso permettermi di vederne i lati divertenti e tralasciare il profondo desiderio di sbattere il cranio contro il muro che un buon editor probabilmente prova di continuo.
    Buon lavoro.

  2. che ne dici di “ha le scapole ai lati” detto da un insegnante di ginnastica? (va ben non è scritta e non è erotica…)

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